FEBBRAIO 2020 – La qualità di una formazione efficace, completa, in grado di arricchire e far crescere davvero chi ne fruisce dipende dai contenuti, dalla cura con cui è strutturata, ma dipende moltissimo anche dai formatori.
Apprendere è un’esperienza relazionale che richiede ai docenti conoscenza della materia, ma anche grandi doti comunicative e capacità di ascolto del proprio interlocutore.
Proprio per questo vogliamo presentarvi il team OMNIplus Training e far raccontare a loro che cos’è la formazione secondo EvoBus, quali sono le proposte e come esercitano la loro attività.
Il team è coordinato da Francesco Fantoni responsabile di Servizio clienti e formazione.

Un’intervista a sei mani per la Città dell’Autobus.
Cominciamo da Renato D’Italia, il formatore da più tempo in questo ruolo in OMNIplus; da ben 15 anni si occupa di formazione nella nostra azienda e molti clienti, autisti, tecnici hanno avuto il piacere d’incontrarlo in aula, in azienda o sui circuiti.
Quali sono le proposte formative OMNIplus Training e a chi si rivolgono?
Da anni proponiamo corsi tematici in aula rivolti a driver, tecnici, clienti secondo un calendario e contenuti strutturati sulla base delle richieste e dell’evoluzione del prodotto.
Abbiamo una formazione specifica rivolta ai tecnici delle nostre officine autorizzate che operano quotidianamente e direttamente sul prodotto.
E a questo affianchiamo anche corsi in azienda presso i clienti, progettati “su misura” in relazione al parco mezzi e alle esigenze di formazione individuate insieme ai clienti, in un rapporto di consulenza formativa.

Com’è arrivato a occuparsi di formazione?
Prima è nato l’amore per il prodotto – io ho iniziato la mia esperienza lavorativa come ispettore tecnico – poi ho capito che mi gratificava trasmettere aspetti tecnici e approfondire le cose e mi dava soddisfazione anche la relazione e il contatto con le persone.
Infine, con l’esperienza e formandomi a mia volta in casa madre, ho affinato il mio stile d’aula e il mio modo di comunicare.

Cosa deve saper fare un formatore?
Conoscere bene la materia, saper coinvolgere i propri interlocutori mantenendo viva l’attenzione. Questo è possibile attraverso una relazione cordiale, competente e attraverso l’ascolto. Per prima cosa è necessario capire cosa interessa al mio interlocutore, quali sono le sue idee e le sue aspettative; solo se sono in grado di illustrare a chi mi ascolta argomenti di cui vede l’utilità e l’applicazione potrò guadagnarmi la sua attenzione e alimentare la sua motivazione ad apprendere. Io ho fatto la gavetta e ho molto rispetto per le esigenze – anche pratiche – di chi si confronta quotidianamente con i problemi in officina, cerco di adattare la mia comunicazione al contesto e all’interlocutore e imparare qualcosa a mia volta da ogni scambio.

In 15 anni di formazione, come sono cambiati i corsi e i partecipanti?
I contenuti dei corsi hanno seguito l’evoluzione del prodotto, dalla meccanica alla meccatronica. Oggi è inevitabile parlare di elettronica anche in un corso motore.
Inoltre hanno sempre maggior peso le tematiche ambientali. Ma soprattutto son cambiati i partecipanti: è scesa l’età media. In passato ai corsi di formazione prendevano parte i responsabili, le figure storiche con maggior anzianità di servizio che poi dovevano riportare le competenze acquisite ai colleghi operativi. Oggi tendenzialmente l’opportunità formativa è offerta anche a molti giovani con un livello di scolarizzazione alto e che applicano direttamente le conoscenze acquisite.

In due parole, bello e il brutto della sua professione?
Il bello è che si tratta di un lavoro dinamico, che ti mette a contatto con molte persone e realtà importanti con cui mai avrei immaginato di relazionarmi, il brutto – scherza Renato – che i corsisti sono tutti uomini.

Alberto Liscia, 38 anni e orgogliosamente sardo, è un recente acquisto del team dei formatori, di cui fa parte da novembre 2019.
Con una precedente esperienza da ispettore tecnico e da formatore nel settore dei veicoli agricoli, ricopre con entusiasmo questa funzione in OMNIplus.
Il calendario dei corsi 2020 è già disponibile sul sito, di quali corsi si occuperà?
Erogherò i corsi propedeutici, quelli a carattere di sistema che trattano temi di base.
Essendo entrato in EvoBus da alcuni mesi è stato prioritario per me formarmi sul prodotto, l’ho fatto seguendo i corsi di Renato e frequentando, a mia volta, una formazione specifica in Germania.
E’ importante sottolineare, infatti, che gli standard della formazione OMNIplus sono uniformati a livello europeo. Tutti i formatori europei sono preparati per affrontare gli stessi contenuti e a strutturare le sedute di formazione secondo un’organizzazione efficace e definita da casa madre. Sono previste 20 giornate presso gli stabilimenti per ogni formatore. Questo perché Daimler intende assicurarsi che tutta la rete di officine e gli operatori europei possano accedere alla stessa eccellenza formativa.

Come sta cambiando la formazione?
Il paradigma sta cambiando. In passato ci si preoccupava soprattutto di fare acquisire delle nozioni, oggi si opera per trasmettere ai tecnici un metodo che li agevoli a reperire e decodificare le informazioni che la macchina sta inviando.
Vogliamo insegnare ai tecnici, che sono persone pragmatiche e cercano nel training informazioni utili in un settore che si fa sempre più complesso, a lavorare con metodo.

Come avviene la formazione dei nostri Service Partner?
Tra i criteri per rimanere Officina Autorizzata OMNIplus c’è anche quello di formare il personale e curarne costantemente l’aggiornamento.
I tecnici che lavorano presso i nostri Service Partner Autorizzati sono tenuti a partecipare ad almeno due giornate di formazione all’anno. Questa richiesta coinvolge ogni tecnico, quindi si può dire che EvoBus ha contribuito a estendere anche ai più giovani l’opportunità formativa e a sensibilizzare sull’importanza della formazione diffusa a tutto il personale.

Quali sono i corsi in maggiore sviluppo?
Stiamo promuovendo molto i corsi presso i clienti, personalizzati e strutturati ad hoc.
Svolgiamo, in questo senso anche un’attività di consulenza per aiutarli a individuare i bisogni formativi. La formazione è un costo che molte aziende riescono a portare in detrazione, accedendo anche a Fondo Impresa di Confindustria, ad esempio.

In due parole, bello e il brutto della sua professione?
Il bello è imparare dai tecnici perché le loro domande ci costringono ad approfondire, poi sono molto orgoglioso di lavorare per Daimler. Il brutto? Nulla.

Emanuele Rugi – con la “g” dolce alla toscana come la sua cadenza inconfondibile – è un tecnico d’officina prestato alla formazione.
Come è finito un tecnico CAP a fare formazione per EvoBus?
Io, in effetti, sono un collaboratore esterno, sono un socio di CAP Prato – Cliente TPL e Service Partner EvoBus – Nasco come tecnico di officina, programmatore e addetto all’automazione, e ricordo bene quando, da corsista, seguivo le lezioni di Renato e Emanuele Cavallini.
Nel marzo 2019 in EvoBus cercavano un supporto per la formazione esterna presso clienti e SPA, mi è stata offerta l’opportunità di fare quest’esperienza che ho colto con piacere e ora sono un formatore “trasfertista” e mi occupo dei corsi presso le aziende.

Quali sono i segreti per offrire una buona formazione in azienda?
Personalizzare il corso in base alle esigenze, in particolare, focalizzare i contenuti sul loro parco mezzi e sugli argomenti verso i quali si percepisce un maggiore interesse.
Un corso non è mai identico all’altro. C’è una scaletta sui contenuti, ma poi la differenza la fanno le domande e le digressioni.
Io credo sia molto utile porre domande ai corsisti, creare il dubbio e valorizzare le risposte dei tecnici che spesso vivono il prodotto più di te.
Questi corsi sono sempre più richiesti anche perché le gare di appalto prevedono sempre di più la formazione del proprio personale sia sulla sicurezza che sulla guida economica. e anche i contratti di My service includono accordi di formazione.
Per questo ci avvaliamo anche della collaborazione del collega Vincenzo de Simone che si occupa di servizi digitali e guida economica configurati sui parchi mezzi aziendali.

Anche a lei chiediamo il bello e il brutto della sua professione?
Per me, che vengo da un service partner è estremamente interessante confrontarmi con le altre officine e le altre realtà. E’ sempre una grande soddisfazione, inoltre, ricevere il ringraziamento sincero di un corsista a fine esperienza.
L’aspetto bello del mio lavoro coincide anche con quello più brutto: è un lavoro dinamico per cui viaggio molto, ma al tempo stesso questo mi tiene lontano da casa e da mio figlio Filippo di dieci mesi.

Grazie al nostro team formazione per l’interessante condivisione di informazioni.

 

Clicca per votare questo post!
[Total: 0 Average: 0]