Oggi dedichiamo la nostra intervista al femminile a Angela Petruzzi, di Petruzzi Autolinee.
“Pronto Angela, siamo pronte per la chiacchierata”
“Spero che non mi faccia domande difficili”
E scatta la risata a entrambe, un po’ per rompere il ghiaccio e perché noi, in fondo, sappiamo che ci troveremo a nostro agio.

Mi parli della sua azienda Petruzzi Autolinee. Con quale ruolo e quando ha iniziato a lavorare nell’azienda di famiglia?
Noi viviamo in una piccola frazione di provincia con 600 anime a 30 km da Potenza. La mia azienda, attualmente con un’ottantina di dipendenti, nasce per mano di mio padre nel 1971. Papà s’inventa questa attività che porta avanti da solo fino al 1988, quando inizio ad affiancarlo. Avevo appena terminato gli studi superiori di Ragioneria. Mio padre purtroppo è mancato nel 2012 e io, che ero l’unica delle 3 figlie a conoscere l’azienda e avendo approfondito le mie capacità professionali, sono diventata il Rappresentante Legale della comunione ereditaria che si è costituita a seguito del suo decesso improvviso. In tutto questo, però, e quando ci siamo trasformati in Srl, a mia madre è sempre stato lasciato il ruolo di Amministratore come riconoscimento del ruolo che ha avuto in tutti questi anni a fianco di mio padre. Nella pratica, oramai, sono io che gestisco l’azienda in tutte le attività, dal servizio turistico al TPL provinciale, comunale fino ai servizi interregionali e a una serie di servizi scolastici con gli scuolabus.

Lei che formazione ha?
Sono una semplice ragioniera, ho sempre avuto questa passione per la contabilità, ho anche la patente per guidare gli autobus e, all’occorrenza, qualche giretto lo faccio, ma non troppo spesso perché non mi posso allontanare.
Ho preso la patente per passione, la prima cosa che ho fatto a 21 anni.

Avendo un’azienda familiare si vedeva già catapultata in quella realtà oppure avrebbe voluto fare altro?
No, non penso che avrei voluto fare altro. Mio padre non ha né impedito né ostacolato le mie scelte: a me piaceva l’azienda e sono rimasta sin da bambina al suo fianco. Mia sorella maggiore si è diplomata al liceo classico ed è attualmente medico, mentre io ho optato per Ragioneria. Io ho rinunciato a studiare all’università, perché allora a Potenza non c’era quindi mi sarei dovuta trasferire. Già c’era mia sorella che studiava fuori, mi dispiaceva lasciare mio padre da solo in difficoltà. Mi sono iscritta all’università pensando di potere riuscire a studiare da casa, poi, presa dal lavoro, ho abbandonato gli studi continuando in azienda.

Per lei, quindi, è stata una questione di cuore e di passione a tempo pieno. Che cosa la tiene attaccata al lavoro?
Una passione decisamente a 360 gradi. Questo è un lavoro che si può fare solo se lo si ama. Io penso di amarlo molto, sacrificando a volte anche gli affetti personali. Io ho due figli, una ragazza di 14 e uno di 10 a cui rubo molto tempo, perché non ho orari, il mio telefono è sempre acceso, ci possono essere emergenze di vario tipo, un problema con bus o autista, ho sempre bus all’estero, insomma l’autista fa sempre riferimento a me. Non mi sentirei tranquilla a spegnere il telefono quando esco dall’ufficio. Io devo potere essere raggiungibile.

Consiglierebbe questo lavoro ai suoi figli o, come il suo papà ha fatto con lei, li lascerebbe liberi di scegliere?
La libertà di scegliere è fondamentale. Ad esempio, mia figlia non si è minimamente incuriosita, né interessata né appassionata, mentre mio figlio mostra interesse. Non so se lo consiglierei, perché oggi è un lavoro diventato molto difficile e complicato. Anche poco remunerativo per via della concorrenza sregolata. Penso anche agli inasprimenti di controlli e normative nel nostro settore dei trasporti. Non direi di no, comunque, ai miei figli, che hanno sempre gravitato in azienda. Come accennavo prima, mia figlia vedeva l’azienda come qualcosa che portava via tempo a lei, mentre mio figlio ha un approccio diverso al mio lavoro. Mio figlio ha saputo che avevo venduto un pullman e mi ha rimproverato per avere fatto quella scelta. Sembra distratto, ma poi le cose le nota. La dice lunga.

Oltre al lavoro, quali sono le sue passioni?
Mi piace viaggiare e, in passato, approfittavo dei viaggi che facevamo con i nostri pullman per aggregarmi alle comitive. Man mano che aumentavano gli impegni diventava anche difficile muoversi in autobus con tutta la famiglia. Abbiamo la passione dello sci e amiamo la montagna. Non ci facciamo mancare anche qualche giro in Europa, soprattutto i miei figli assieme al padre che, all’occorrenza, fa l’autista.

Quando lei viaggia in autobus, cosa guarda, cosa la attrae e cosa critica?
In primis guardo il comfort per i nostri utenti, il comportamento del personale a bordo e la pulizia. Mi interessa molto anche l’estetica. Sono piuttosto complicata nel cercare di non lasciare nulla al caso, non sono né architetto né designer ma non lascio decidere agli altri. Mi piace fare accostamenti di tessuti, interni ed esterni, e di colori, cosa che già facevo con mio padre. Lui sceglieva cosa acquistare, mentre io avevo campo libero sugli abbinamenti.

Riferito ai nostri prodotti Mercedes e Setra, cosa le piace?
La nostra flotta è composta per metà Mercedes per metà Setra. Nel 2015 ho acquistato un S 515 poi ho comperato 3 Mercedes, uno ritirato di recente e gli altri due a breve. Ho sempre preferito un po’ di più Setra, perché a mio parere più bello e meno squadrato rispetto a MB tranne che per il Travego, che non ho mai avuto la fortuna di acquistare. Con una leggera differenza di prezzo, preferivo il Setra. Nella nostra flotta è presente tutta la linea Setra dal 228 al 515. Abbiamo tutto. Adesso avete ristilizzato il Tourismo e ritengo che abbia un buon rapporto qualità prezzo. Ci stiamo avvicinando di più a Mercedes, augurando alla Serie 500 Setra di continuare a migliorarsi nella qualità.

In tutte le interviste fatte, ho avuto il piacere di parlare sempre con donne molto in gamba, che guidano aziende in un mondo prettamente maschile.
Questo è un lavoro che assorbe molto tempo. Per una donna è molto difficile riuscire a conciliare il ruolo di imprenditrice, moglie e madre se decide di avere dei figli. E’ veramente un sacrificio che non so se vale la pena fare. Io sono in azienda oramai da 30 anni, compio 50 anni quest’anno. Cosa faccio a 50 anni, mi reinvento? Beh, potrei farlo però butto a mare i sacrifici della mia vita. Perché questa è stata la mia vita e prevale questo lavoro. Come famiglia, abbiamo avuto altre attività, un bar, un negozio di calzature, attività commerciali e adesso abbiamo un’attività immobiliare, ma sono meno impegnative rispetto a questa. Ti rendi conto che dedichi la tua vita quasi unicamente al lavoro.

Lo dice in maniera amara con rimpianti oppure in maniera consapevole?
No, no. Nessun rimpianto. La scelta migliore? Non saprei cosa avrei potuto fare d’altro. Ho fatto questo lavoro come una cosa naturale, sono nata per stare in azienda con mio padre. Ma ritengo che per le donne sia un lavoro complicato, perché i clienti sono diventati molto esigenti, non solo i nostri committenti ma anche gli utenti dei nostri autobus. Che sono potenziali clienti, e stare dietro a capricci e richieste richiede una certa pazienza da conciliare e dividere con le necessità familiari anche quando, ad esempio, un figlio è influenzato. Se io fossi stato maschio, della mia preoccupazione di avere un bambino malato se ne sarebbe preoccupata sicuramente mia moglie. E’ così purtroppo, ma il ruolo della mamma è insostituibile. Nessun rimpianto. Sono consapevole e contenta di questa realtà da gestire con impegno e passione.

Come vede l’autobus del futuro da qui a 20 anni?
Lo immagino, spero, più ecologico e meno tecnologico. Nel senso che oggi rimaniamo a piedi per tante banalità, in passato questo non succedeva. Lo voglio immaginare come il mezzo con cui la gente si muove per tanti motivi, per andare al lavoro e in vacanza. Ritengo che sia il mezzo migliore per viaggiare. Siamo veloci se ci spostiamo in aereo, ma ci perdiamo tutto un panorama incredibile che possiamo vedere solo se viaggiamo in autobus. Inoltre si socializza che, di questi tempi, è un valore aggiunto.

Cosa consiglierebbe ai ventenni di adesso che scelgono di specializzarsi in qualcosa?
Devono appassionarsi al lavoro che desiderano fare, poi devono essere tenaci difronte alle difficoltà. Per portare a casa un obiettivo che possa dare soddisfazioni non sole economiche, ma anche per riuscire nell’impresa. Mi riconoscono queste qualità e a me non sembra di fare cose straordinarie, mentre gli altri me lo ricordano sempre. Quando Fabrizio, venditore che conosciamo molto bene, mi ha detto “ho pensato anche a te per un’intervista”, gli ho risposto “volentieri, ma ci sono comunque tante manager più manager di me. Se tu hai pensato a me, ti ringrazio”. Fabrizio si è messo a ridere dicendomi “quello che fai tu lo fanno in poche”. Non sono il manager che fa pubbliche relazioni e pianifica, ma sono molto operativa e sul pezzo.

Lo sa Angela che lei e tutte le imprenditrici finora intervistate avete in comune la parola passione.
Per forza, altrimenti ci saremmo scoraggiate!

Salutiamo Angela Petruzzi, una donna del Sud che non demorde, di quelle che indossano i pantaloni con grande passione, femminilità e professionalità.

Petruzzi Autolinee, con sede a Lagopesole (PZ), effettua servizi di trasporto si linea, trasporto scolastico e noleggio con conducente.
Per saperne di più, visita il sito dell’azienda: petruzziautolinee.it

Ringraziamo Elena Coppi di EvoBus che ha realizzato quest’intervista per La Città dell’Autobus.

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