GIUGNO 2020 – Abbiamo raggiunto per una breve intervista l’ingegner Paolo Golzio, Amministratore Delegato di ASP Asti, ma anche presidente GTT Torino e consigliere di amministrazione di TPL Linea Savona. Un interlocutore che, per ruolo ed esperienza, può osservare gli scenari e l’evoluzione del trasporto pubblico da una prospettiva in prima linea.
Il periodo attuale per il trasporto pubblico è impegnativo, la crisi legata all’emergenza sanitaria ha prodotto una situazione globale di grande incertezza, davanti alla quale è difficile fare dichiarazioni, rilasciare interviste; è nata perciò una conversazione che, partendo dal test di eCitaro sulla linea 7 ASP di Asti, ci ha portato molto lontano e ci ha regalato interessanti riflessioni sugli scenari e le opportunità future per la mobilità.

Nel mese di maggio, ASP ha condotto un periodo di sperimentazione su eCitaro, l’autobus elettrico Mercedes-Benz, impegnandolo nel servizio effettivo in città per valutarne perfomance e caratteristiche in condizioni di operatività.
Quale parte potrà avere la trazione elettrica nelle strategie di sviluppo di ASP
?
L’azienda di trasporto pubblico di Asti ha sempre avuto, anche in passato, un ruolo da precursore nelle tecnologie legate alla sostenibilità. Fummo già pionieri per il metano 15 anni fa e con l’elettrico 10 anni fa.
Siamo state una delle prime città in Italia a introdurre le motorizzazioni Euro 6, iniziando sette anni fa con una gara vinta da EvoBus che portò all’ingresso in flotta, appunto, di autobus urbani Citaro Mercedes-Benz e avviò il rapporto con EvoBus.
Nel giro di pochi anni il parco mezzi è stato convertito all’Euro 6 e oggi è maturo per il passaggio a uno step tecnologico successivo, sempre più green: stiamo guardando all’elettrico, in attesa che vengano perfezionati i programmi di cofinanziamento del governo.

La vostra strategia, quindi, prevede uno sviluppo verso trazioni a zero emissioni locali?
Non solo. Intendiamo muoverci su due linee di sviluppo. Da una parte ci interessiamo all’evoluzione tecnologica dei veicoli, alle proposte di trazioni green come l’elettrico, dall’altra miriamo a sviluppare servizi più dinamici e flessibili, on demand – come navette su richiesta – per adeguarli al meglio alle esigenze dell’utenza. Questo approccio è particolarmente significativo per la tipologia dell’utenza di Asti che ha caratteristiche diverse da quelle metropolitane o di altre reti.

Il test di eCitaro presso ASP è stato per EvoBus il primo test dell’autobus elettrico in fase 2, con tutti i protocolli di sicurezza anti covid in vigore. Come il trasporto pubblico di Asti ha vissuto la fase del lockdown e come sta vivendo quella attuale?
Sono in vigore tutte le misure e i protocolli nazionali e mi sento di affermare che il livello di sicurezza sugli autobus – sanificati sistematicamente e a capienza contingentata – è molto superiore ad altri contesti, perché la tipologia dei mezzi lo rende perfettamente possibile.
Al tempo stesso riscontriamo la piena collaborazione dell’utenza nel rispetto delle misure. I cittadini di Asti si sono dimostrati molto coscienziosi e responsabili. Anzi, tengo particolarmente a sottolineare, come non solo la cittadinanza, ma anche il personale dell’azienda abbia affrontato la fase 1 e la fase 2 con grande senso di responsabilità, disponibilità e comprensione del contesto nel quale è stato necessario organizzare il servizio.

Avete dovuto riorganizzare il numero dei mezzi in servizio e la frequenza delle corse per ovviare alla riduzione della capienza dovuta al distanziamento sugli autobus?
Fino ad ora non è stato necessario perché, sebbene sia ripreso l’utilizzo dei mezzi, ancora gestiamo flussi ridotti. Molte persone tuttora lavorano in smart working senza l’esigenza di spostarsi e le scuole sono chiuse. Il passaggio chiave per noi sarà la ripresa del trasporto scolastico che ha un rilevante impatto sui numeri dell’utenza. Ci stiamo preparando per fornire copertura in vista di settembre. Sarà necessario capire se evolveranno i vincoli previsti dai protocolli di sicurezza e osservare con attenzione come il sistema e la rete supporteranno i flussi reali.

ASP, oltre ai servizi si linea, opera anche nel settore turistico con una flotta di autobus da noleggio con conducente. Quali segnali registrate in questo segmento?
A differenza della linea, per questi c’è stato il fermo totale, ma ora registriamo una ripresa del mercato e cominciano a essere riprogrammati viaggi. Confidiamo in una ripartenza anche di questi servizi.

Ci auguriamo tutti di lasciarci presto alle spalle l’emergenza covid e superare le necessarie restrizioni e protocolli. Quando tutto sarà passato, cosa ritiene rimarrà in eredità al trasporto pubblico dall’esperienza di questa crisi?
E’ opinione comune, condivisa anche da analisti finanziari, che sul medio periodo la crisi sia destinata ad accelerare la transizione verso scenari più sostenibili, in termini di stili di vita e di mobilità. Sono consapevole, tuttavia, che ragionare oggi su un arco temporale esteso possa legittimamente suonare dissonante rispetto alle difficoltà e alle preoccupazioni dell’economia e della situazione attuale.
Io credo che i gestori del trasporto pubblico possano svolgere un ruolo importante in questa transizione verso la sostenibilità: sono chiamati a evolvere il modello di business verso nuovi modelli di mobilità, sempre più integrata e intermodale. Devono assumersi un ruolo di regia e coordinamento rispetto alla domanda di mobilità, rispondendo non solo con i mezzi delle proprie flotte, ma anche coordinando sistemi di mobilità integrata capaci di includere lo sharing, la bicicletta e altre soluzioni alternative.
Gli operatori del trasporto pubblico sono storicamente concentrati sulla gestione di flotte, dovranno invece offrire all’utenza una mobilità integrata che inviti a rinunciare all’utilizzo dell’auto privata a favore del trasporto pubblico. Ripensarsi da gestori di mezzi, a gestori delle informazioni per soluzioni di mobilità sempre più green.
Sarà certamente una sfida, perché non esiste ancora questo concetto di gestione integrata della mobilità, ma la crisi covid potrebbe contribuire ad accelerarne lo sviluppo.
D’altra parte, negli ultimi anni le modalità di spostamento cresciute maggiormente sono rappresentate dai percorsi a piedi e dai percorsi in bici; forse le aziende di trasporto pubblico possono intercettare quest’evoluzione e integrarla in una rete sempre più sostenibile.
Perché non pensare agli autobus come “le dorsali” del sistema e affidare l’ultimo miglio ad altre modalità, in collaborazione anche con soggetti terzi?

In questa visione “estesa” e coordinata della rete, le aziende pubbliche assumono un ruolo di regia davvero centrale.
Penso che gli operatori del trasporto pubblico abbiano l’opportunità e la responsabilità di assumersi questo ruolo. Trattandosi di nuovi modelli di business che hanno una finalità sociale, ritengo che il candidato naturale sia il settore pubblico. Oltre al proprio ruolo di apripista, il settore pubblico ha come vocazione primaria anche quella di promuovere nuovi modelli di mobilità e di sviluppare l’economia investendo per l’innovazione. La partnership con soggetti privati sarebbe poi fortemente auspicabile e integrabile nell’offerta complessiva di mobilità.
Anche sul piano finanziario una visione di questo tipo offre interessanti prospettive. Proprio perché il futuro del trasporto va verso la sostenibilità, le aziende TPL devono evolversi e guidare in questa direzione, in modo da attrarre finanziamenti non solo per mantenere attivo il servizio pubblico, ma anche risorse intese come investimenti economici in linea con il futuro della nuova mobilità.

Ringraziamo l’ing. Paolo Golzio per aver condiviso con La Città dell’Autobus queste interessanti e stimolanti riflessioni.

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