MAGGIO 2020 – Judith Salzberger è CFO di EvoBus Italia da 15 mesi. Origini tedesche, un profondo amore per l’Italia e un’attitudine ottimista che la spinge ad affrontare le difficoltà con un approccio positivo. Un atteggiamento che ha conservato anche per le trasformazioni legate all’emergenza covid, come ci ha raccontato in quest’intervista.

Qual è stato il percorso professionale che l’ha condotta a ricoprire oggi la posizione di CFO in EvoBus Italia?
Ho avuto la mia prima esperienza in EvoBus Italia nel 2007 con uno stage di tre mesi, poi sono rientrata in Germania per scrivere la tesi di laurea e sono tornata in Italia e in EvoBus nel 2010, all’ufficio acquisti. In seguito mi sono occupata della gestione dell’ufficio controlling e dal 2013 della contabilità generale e fornitori.

Un legame con l’Italia di oltre 13 anni, dunque?
Oltre alle scelte professionali, si può dire che in Italia ho messo le radici: un marito e una figlia.

Nel suo ruolo, come vive le trasformazioni e le difficoltà del momento legate all’emergenza covid?
Sono ottimista per natura e credo sinceramente che tutte le evoluzioni positive nascano come reazione ai momenti di difficoltà.
Si sta verificando questo anche per noi, un processo positivo di evoluzione che deriva dalle conseguenze della difficile situazione delle fasi 1 e 2 della pandemia covid-19. Quando tutto è successo, ci siamo trovati da un giorno all’altro ad affrontare sfide mai incontrate: distanziamento, riduzione del business esterno, calo del lavoro interno, paure ed emozioni personali. Abbiamo dovuto imparare a gestire queste situazioni, quindi, quello che siamo ora, nella fase 2 è una conseguenza delle esperienze fronteggiate nella fase 1.
La trasformazione cui siamo arrivati ha in sé molti aspetti positivi e spero che potremo acquisirli stabilmente per il futuro, perché ci hanno permesso di cambiare l’approccio a tante cose e di vincere le abitudini.

Quali sono queste evoluzioni positive, nate in risposta all’emergenza, che si sono rivelate efficaci e funzionali?
Per esempio, fino a qualche mese fa lavoravamo in smart working saltuariamente, sulla base di esigenze personali. Ora ci siamo trovati nella situazione in cui tutti i collaboratori EvoBus che ne hanno la possibilità devono lavorare da casa in modalità smart working. Questo ha comportato grande sforzo da parte del nostro reparto IT, ma anche da parte dell’azienda che ha dovuto ridefinire il proprio ruolo e la propria identità e uscire dal cliché tradizionale che prevede la presenza fisica e quotidiana dei propri collaboratori sul posto di lavoro.
Anche le persone hanno dovuto ristrutturare le proprie abitudini. Lavorare da casa, infatti, richiede molta responsabilizzazione: è il tuo lavoro, sei a casa ed è una tua responsabilità.

Il team EvoBus come ha accolto questa trasformazione legata allo smart working?
La reazione delle singole persone è stata positiva e ha portato a un aumento sia della responsabilità, appunto, sia della produttività.

Si può dire che, sotto certi aspetti, la crisi ha accelerato un processo evolutivo?
In effetti, prima del covid-19 sembrava più difficile fare un cambio di direzione verso la modernità, ma ora è accaduto. E’ cambiato il modo di condividere e di relazionarsi: le persone parlano di più. Sembrava si trattasse di un distacco sociale, ma, come ho personalmente costatato, tra colleghi abbiamo fatto un grande sforzo e ci siamo avvicinati di più, supportandoci a vicenda, sia professionalmente che sul piano personale.
Mi auguro che la flessibilità e l’agilità che abbiamo raggiunto e la capacità di pensare fuori dagli schemi non vadano perse quando l’obbligo del distanziamento fisico sarà superato.

Come si è mossa EvoBus per rispondere alla crisi e indirizzare i collaboratori in queste fasi d’incertezza?
Abbiamo creato il CMT (Crisis Management Team) perché era importante reagire subito per informare i dipendenti sui comportamenti e le misure da adottare e, in questo modo, aiutare tutti noi a vincere la paura e stabilire regole chiare capaci di infondere fiducia. Credo sia molto importante non avere come unico obiettivo il risultato, ma la fiducia che si deve costruire nel team per raggiungere quel risultato.
Numerose soluzioni che abbiamo poi concretamente realizzato non sono state idee della direzione, ma sono nate dai collaboratori stessi che le hanno attivamente realizzate e rese possibili.

Tra le sfide che l’emergenza ha creato c’è anche la riduzione del business. Come si è mossa EvoBus? 
E’ inutile sottolineare che anche per noi questa crisi ha significato una forte riduzione di business e anche su questo punto abbiamo risposto individuando una serie di nuove KPI per poter reagire in fretta ove necessario: ridurre costi fissi, migliorare il cash flow, posticipare investimenti non urgenti, mentre abbiamo fatto investimenti importanti per continuare a lavorare, per esempio per potenziare l’infrastruttura IT.

Cercando di semplificare, abbiano adeguato le uscite alle entrate dell’attuale situazione.
Inoltre, come parte di un grande Gruppo, abbiamo attivato sinergie con Casa Madre e cercato soluzioni condivise che potessero agevolare la nostra clientela per garantire liquidità.

Quali sono statti gli interventi dal punto di vista degli spazi e del layout aziendale?
Covid19 ci ha costretto a realizzare una ristrutturazione per adeguarci alle nuove esigenze sanitarie di distanziamento. Abbiamo progettato e stiamo creando delle aree dedicate alle varie attività. Questa è stata anche l’occasione per introdurre miglioramenti strutturali dei nostri spazi ed adattarli al meglio alla nostra realtà lavorativa.
Abbiamo riorganizzato il centralino, stiamo modificando la sala configurazione per i clienti, abbiamo creato spazi dedicati all’incontro con fornitori e spazi dedicati al ristoro dei dipendenti.

Anche questi interventi accompagneranno EvoBus nel futuro, oltre l’emergenza…
Infatti, anche questo è un investimento che ci rimarrà, segno di un approccio più smart nell’affrontare il lavoro, le relazioni e i vari processi. Qualcosa di molto più profondo di un cambio di layout.
E questo è l’aspetto positivo con cui abbiamo iniziato la nostra chiacchierata.

Grazie a Judith Salzberger per quest’interessante condivisione.

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