DICEMBRE 2021 – Nel suo tour per lo Stivale, il Mercedes eCitaro G è arrivato a portare i suoi saluti, e la sua innovazione, a Torino.
In occasione della tappa piemontese dell’autobus elettrico firmato Evobus, abbiamo intervistato l’architetto Giovanni Foti, amministratore delegato di GTT Torino (Gruppo Torinese Trasporti), aziende del Tpl con un forte know-how sull’elettrico e che prevede, già nel 2023, di elettrificare il 67% dei trasporti urbani.

Torino è una “città elettrica” ormai da molti anni grazie a una storica tradizione tranviaria, oggi rinnovata, e alla recente metropolitana automatica, la prima di questo tipo inaugurata nel 2006. Oggi, grazie alla messa in servizio di autobus elettrici, l’offerta si amplia. Quali sono i prossimi passi verso una mobilità a zero emissioni?
Torino ha questa vocazione ormai da una quindicina d’anni, sperimentando in tempi non sospetti gli autobus elettrici. La situazione, oggi, vede circa un centinaio di bus elettrici in servizio di linea, a breve se ne aggiungeranno una cinquantina ed in prospettiva cresceranno sensibilmente di numero. Ma ci sono altri numeri interessanti…

Quali?
Al 2021, il 46% della produzione chilometrica cittadina è elettrificata (bus elettrici, metro, tram), mentre il 23% è a metano e il rimanente a gasolio. Nel 2023 con il nostro piano industriale puntiamo a portare l’elettrico dal 46% al 67%, grazie a un’accelerata importante sul fronte degli autobus mentre il metano scenderà al 21% e il gasolio con il 12%  è destinato a un ruolo marginale.

L’autobus elettrico cambia il paradigma delle aziende del Tpl. Non solo per il sistema propulsivo ma anche, e forse soprattutto, per le infrastrutture di ricarica. Come avete affrontato questo tema?
Abbiamo adibito tutta una parte del nostro deposito più importante – quello del Gerbido – con un’area specifica per permettere la ricarica contemporanea di più veicoli. Inoltre, abbiamo attivato tutta una serie di infrastrutture necessarie per l’alimentazione; per farlo ci siamo accordati con IREN per far sì di avere sempre tutta l’energia sufficiente per poter ricaricare i mezzi nei depositi cittadini.

Parliamo di manutenzione, che cosa cambia con gli autobus elettrici? È ancora importante avere una forte partnership industriale?
È sicuramente importante, ma a tal proposito bisogna dire anche un’altra cosa, ovvero che GTT ha un suo know-how ben specifico sull’elettrico e vogliamo valorizzarlo ulteriormente. Autobus, sì, ma anche tram, metropolitana e ferrovia un settore che stiamo dismettendo ma da cui possiamo attingere competenze importanti: per cui vogliamo continuare a giocare un ruolo da protagonisti mantenendo la nostra natura.

L’autobus elettrico è un valore per il territorio, non solo per le emissioni gassose e sonore praticamente nulle, ma anche perché porta in dote competenze diverse. GTT come sta vivendo questa “transizione” di competenze?
Come dicevo, per noi le competenze dell’elettrico sono fondamentali e ci stiamo impegnando a valorizzarle ulteriormente, portando a casa nuove esperienze attraverso l’assunzione di operai con diplomi tecnico-elettrici e l’avvio di un master per ingegneri laureati da affiancare alle nostre strutture. Per quanto concerne il nostro personale, sull’aspetto manutentivo e delle competenze, possiamo contare su un know-how di primo livello.

Le autonomie dei bus elettrici sono sempre al centro del dibattito. Oltre alla tecnologia a concorrere al risultato c’è però lo stile di guida. Avete avviato dei programmi ad hoc per gli autisti?
Abbiamo dato delle regole di comportamento, ma è anche vero che oggi il mercato è in grado di garantire un’autonomia in crescita. E lo sarà sempre di più. Attualmente i nostri veicoli assicurano un’autonomia che ci permette di operare in tranquillità su tutte le linee urbane. Questo aspetto, ovviamente, è per noi fondamentale e sarà tenuto in assoluta considerazione in vista delle prossime gare. Discorso diverso per i veicoli in doppia cassa o per l’extraurbano. Qui l’aspetto dell’autonomia diventa più delicato, però si può pensare di operare ricariche in hub specifici in depositi esterni.

 La pandemia ha sottolineato l’importanza del trasporto pubblico mentre il PNRR ha accelerato alcuni passaggi in tema di digitalizzazione e transizione energetica. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza è un’occasione senza precedenti per l’Italia e per il Tpl. Le aziende di trasporto sono pronte a questo cambio di passo?
Sono convinto di sì. Le aziende nelle principali città italiane hanno le capacità e le competenze per gestire al meglio questi nuovi finanziamenti, che permetteranno di far fare – finalmente – un salto di qualità al Tpl tricolore. Il Pnrr è una grandissima occasione per due aspetti: il primo, spingere il rinnovo, in ottica green, del parco mezzi; il secondo, per accelerare la digitalizzazione e l’innovazione tecnologica. Ecco, su entrambi questi fronti GTT è già un passo avanti e pronta per migliorare ancora.

Ringraziamo Giovanni Foti per aver condiviso con La Città dell’Autobus queste interessanti e stimolanti riflessioni.

 
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