Vent’anni di attività e molti chilometri… in ogni senso. La storia di EvoBus Italia parla molti dialetti diversi: nella filiale di Bressanone opera un nutrito gruppo di “veterani” che ha percorso con noi il cammino dell’azienda e ha ne ha osservato la crescita dalla prospettiva più a Nord.
Una caratteristica che appare subito evidente conversando con i colleghi della filiale di Bressanone è il clima di grande famiglia che unisce il team altoatesino.
Proprio quest’atmosfera di amicizia e affetto è ciò che Josef Brunner, collega che indossa il badge EvoBus da 20 anni, sottolinea più volte nell’intervista al nostro blog.

Di cosa si occupa oggi e come è iniziato il suo rapporto con l’azienda EvoBus?
Lavoro da sempre in magazzino. Mi occupo degli ordini, della vendita a banco dei ricambi e ho contatti diretti con i clienti.
Nel 1989, ero un ragazzo di 25 anni che aveva in precedenza lavorato in
Volkswagen. Fui assunto in Kässbohrer Setra che, sette anni dopo, divenne EvoBus Italia.

Cosa ricorda dei primi periodi di lavoro?
Era tutto su scala più piccola. I modelli degli autobus erano meno numerosi rispetto a oggi e il numero di referenze ricambi che gestivamo era dieci volte di meno rispetto a quello attuale.
Oggi in magazzino movimentiamo circa novemila articoli, una quantità immensa rispetto allora e abbiamo altri strumenti a disposizione per farlo.

Cosa è cambiato nel suo modo di lavorare in questi 20 anni?
Vent’anni fa – è strano a pensarci – gli ordini dei ricambi si facevano sui cataloghi di carta e si trasmettevano via fax. Oggi bastano pochi clic a computer.
Anche i tempi per ricevere i pezzi sono completamente diversi: vent’anni fa i ricambi ordinati arrivavano in magazzino con un unico carico, una volta la settimana. Oggi, se ordiniamo entro mezzogiorno, il cliente riceve i pezzi il giorno dopo.
Tutto è diventato più veloce, come la vita. E questo ha i suoi lati negativi, i clienti oggi hanno meno tempo e pazienza.

Il lavoro cambia rapidamente e le cose da apprendere non finiscono mai.
Ricorda la prima e l’ultima cosa che ha imparato nella sua professione?
Agli inizi degli anni duemila ci siamo trasferiti in questa nuova sede, traslocando da un magazzino e da un’officina più piccola. Fu un periodo di grandi cambiamenti e ricordo di aver dovuto imparare molte cose. D’altra parte la filiale stava crescendo rapidamente e dai 6 o 7 dipendenti che eravamo all’inizio, oggi siamo diventati una trentina.
Le ultime cose che ho dovuto apprendere sono quelle relative ai ricambi dei modelli Setra della serie 500.

Qual è il suo autobus del cuore e perché?
Il Setra S6 – un autobus degli anni ’60, molto bello. Quando ho iniziato a lavorare, ancora si faceva manutenzione su questo modello. Adesso siamo arrivati alla serie 500.

Perché ha scelto di restare 20 anni nella stessa azienda?
Perché siamo come una famiglia, tutti amici, e molti colleghi sono miei colleghi da sempre – in effetti, il Service Center di Bressanone vanta una bella concentrazione di collaboratori ventennali – Abbiamo trascorso insieme tante ore di lavoro, ma anche feste, cene di Natale, tempo libero…

Come immagina che sarà l’autobus fra 20 anni?
Mi aspetto che l’elettronica acquisti un ruolo sempre più importante.

Cosa augura a EvoBus e a lei per i prossimi 20 anni?
A EvoBus auguro di rimanere come una famiglia.
E poi io spero di andare in pensione – se va tutto bene – per coltivare le mie passioni. Sono un amante della montagna e delle piste da sci.

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