Elettricista da sempre – sulle automobili si chiama “elettrauto”, ma sugli autobus è l’elettricista – così definisce la sua professione Emilio Fasano.
Assunto a 17 anni per lavorare sui gatti delle nevi, dopo 15 giorni è passato agli autobus per non lasciarli più.

Ci racconta i suoi inizi in EvoBus, vent’anni fa?
In realtà, nella collaborazione con la mia azienda, devo risalire anche più indietro di 20 anni. Ero un ragazzino di 17 anni quando fui assunto in Setra per lavorare sui gatti delle nevi. Allora Setra produceva anche questa tipologia di veicoli. Dopo 15 giorni passai agli autobus e per otto anni indossai il badge Kassboerer. Quando avevo 25 anni, Setra divenne EvoBus Italia.
Sono sempre stato in officina, impegnato come elettricista, professione che sugli autobus ha a che fare con la meccatronica perché elettronica e meccanica sono integrate.

Cosa è cambiato nel suo modo di lavorare in questi vent’anni?
Oggi c’è più fretta, non c’è tempo di imparare. Le informazioni sono a computer e sbagliare non è permesso.
Sull’autobus si è ampliato moltissimo il ruolo dell’elettronica e rispetto al passato, in cui occorreva basarsi esclusivamente su esperienza e competenze del tecnico, oggi è più facile identificare i guasti grazie ai supporti diagnostici sul mezzo.

Il suo bus preferito?
Il Setra 215. Quando fu presentato era come la Ferrari, da quel modello hanno copiato tutti.

Ricorda qualche evento Evobus?
Sono spesso stato presente agli allestimenti delle fiere, in particolare quando ancora si svolgevano a Verona. Ricordo ore concitate e impegnative per preparare i veicoli all’inaugurazione dello stand. Per mantenere aperte le porte e acceso il quadro elettrico occorreva collegare la batteria a compressori rumorosi e giganti.
Oggi, fortunatamente, sugli stand ci sono le botole elettriche per alimentare gli impianti degli autobus in esposizione, ma non è sempre stato così.

Ricorda un viaggio in autobus?
Nell’’89, la gita in Francia con EvoBus.

Le sue passioni oltre gli autobus?
Sono appassionato di addestramento cani.

Una bella esperienza che ricorda di questi 20 anni, anche al di fuori della vita professionale?
Sicuramente i miei due figli, un maschio e una femmina. Talvolta li ho portati in azienda a vedere dove lavora papà e al ragazzo piacciono gli autobus.

Cosa si augura per i prossimi 20 anni?
Spero che il mondo non peggiori.
Non vorrei lasciare ai miei figli che hanno 10 e 12 anni un mondo peggiore del nostro.

Come sarà l’autobus fra 20 anni?
Con sempre meno fili e più centraline…

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